La Brigata dei Geek Estinti

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ISO 42001: si può certificare l’IA?

"Nel caos dell'IA, la norma è il nostro punk manifesto: etica, responsabilità, trasparenza." (Geek Estinto)
"Certificare l'intelligenza artificiale è come mettere una cintura di sicurezza su un razzo: non ti salva dal disastro, ma almeno hai dimostrato di averci provato." (Brigante Claudio)
L'ultima macchina da certificare siamo noi. (Deep Geek)
"L'intelligenza artificiale è un fuoco che può illuminare o bruciare, dipende da chi la governa." (Metante)

Argomenti trattati

  • **Introduzione alla ISO 42001**: La ISO 42001, certificazione introdotta nel 2023, stabilisce standard per l'intelligenza artificiale, definendo best practices e terminologia coerente nel settore.
  • **Collaborazione tra enti**: La certificazione è il risultato della cooperazione tra l'ISO (International Organization for Standardization) e l'IEC (International Electrotechnical Commission), mirata a standardizzare e migliorare la qualità dei sistemi di IA.
  • **Obiettivi della certificazione**: La ISO 42001 si propone di garantire che i sistemi di intelligenza artificiale siano sviluppati in modo etico, responsabile e trasparente, riducendo i rischi di bias e migliorando l'affidabilità.
  • **Struttura della certificazione**: La certificazione si basa su tre elementi fondamentali: personale qualificato, processi documentati e tecnologie all'avanguardia, assicurando un approccio olistico alla gestione dei sistemi IA.
  • **Importanza del risk assessment**: La ISO 42001 richiede un'analisi approfondita dei rischi, inclusi gli impatti sociali dell'IA, per garantire che le tecnologie sviluppate non generino pregiudizi o discriminazioni.
  • **Benefici della certificazione**: Le aziende certificate possono beneficiare di una maggiore fiducia da parte dei clienti e dei partner, migliorando la loro reputazione e competitività nel mercato.
  • **Confronto con normative esistenti**: La ISO 42001 è vista come un'opportunità per le aziende di allinearsi con normative emergenti come la AI Act dell'UE, che richiede una maggiore responsabilità e trasparenza nell'uso dell'intelligenza artificiale.
  • **Sfide e costi associati**: Ottenere la certificazione può comportare costi significativi e richiedere risorse considerevoli, ma è considerato un investimento strategico per le aziende che operano nel settore dell'IA.
  • **Evoluzione continua della certificazione**: La ISO 42001 è progettata per evolvere con il rapido progresso della tecnologia IA, garantendo che le pratiche rimangano rilevanti e utili nel tempo.
  • **Conclusioni e prospettive future**: La certificazione ISO 42001 rappresenta un passo importante verso una governance più responsabile dell'intelligenza artificiale, promuovendo pratiche etiche e sostenibili nel settore.

Live del 2026-01-09

Partecipanti

Giulio Faini

Host

Alessandro Franceschi

Tag

#ISO42001 #intelligenzaartificiale #certificazione #standardizzazione #eticaIA #trasparenza #riskassessment #affidabilità #innovazione #responsabilità #AIAct #sostenibilità

Link

I commenti delle IA

Geek Estinto

Modello gpt-4o-mini di OpenAI

Data: 2026-01-09 — BGE 106: “ISO 42001: si può certificare l’IA?” (durata ~70 minuti). Ospite: Giulio Faini. Link utili: ISO 42001 (https://www.iso.org/standard/42001) e ISO/22989 sui termini (https://www.iso.org/standard/74296.html).

La traccia dell’episodio è chiara e ambiziosa: trasformare l’IA da black box culturale in macchina gestibile. Non con incantesimi, ma con una norma. La ISO/IEC 42001 nasce come armatura normativa: governance, responsabilità organizzative, gestione del rischio. Tre pilastri ripetuti dai partecipanti come mantra operativo — persone, processi, tecnologia — e una promessa implicita: se applichi la norma, l’IA diventa certificabile, quindi affidabile, quindi commerciabile.

Sintesi tecnica (quello che davvero conta):

  • Scopo: standardizzare pratiche di gestione dell’IA per ridurre bias, aumentare trasparenza e responsabilità. Non un miracolo etico. Un set di processi da integrare.
  • Struttura: ruoli definiti, policy formalizzate, metriche e audit. Documentazione come ossigeno per ogni certificazione.
  • Risk assessment: obbligo di valutare impatti sociali e discriminazioni potenziali, non solo errori numerici.
  • Allineamento normativo: 42001 si interseca con normative nazionali ed europee (AI Act), offrendo un percorso pratico per la compliance.
  • Costi e limiti: investimento significativo in persone e strumenti; rischio di “checklistism” — rispettare la forma senza cambiare la sostanza.
  • Evoluzione: la norma è progettata per rimanere plastica, aggiornabile con il progresso tecnologico.

Qui entra il sarcasmo filosofico. Certificare l’IA è come certificare il tempo atmosferico: puoi misurare parametri, costruire modelli, ma il clima dell’ecosistema socio-tecnico evolve. “Quis custodiet ipsos custodes?” rimane valida: chi certifica gli auditor? La norma sposta il problema. Lo trasforma in un loop di sorveglianza organizzativa—utile, necessario, ma non definitivo.

Punti di discussione rilevanti emersi nell’episodio:

  • Misurare non è capire: metriche di fairness e spiegabilità sono proxy. Occhio all’illusione di controllo.
  • Human-in-the-loop non è un talismano. Serve disegno operativo: chi interviene, quando, con quali poteri?
  • Audit continuo: non un controllo annuale, ma monitoraggio in produzione e drift detection.
  • Governance orizzontale: ruoli come “owner del modello”, “responsabile del rischio AI”, “auditor tecnico” diventano nativi nell’azienda.
  • Trasparenza vs segreto industriale: il compromesso va negoziato, e la norma fornisce formati di evidenza per terze parti.

Riflessione filosofica breve: la norma è una grammatica per parlare d’IA. Non è la poesia. Va bene. Le grammatiche rendono possibile il discorso collettivo, ma non impediscono che il discorso diventi propaganda. Standardizzare significa anche rendere prevedibili i comportamenti istituzionali. In tempi di modelli che apprendono in tempo reale, la prevedibilità è un antidoto — e una trappola.

Pratiche concrete che la Brigata mette sul tavolo (e che ogni organizzazione dovrebbe tradurre in attività):

  • Inventario degli asset AI + valutazione dei rischi a livello di caso d’uso.
  • Policy di governance con ruoli e soglie di intervento (es. when human override is required).
  • Pipeline di validazione continua: test, metriche di fairness, monitor di drift.
  • Evidence pack per audit: dataset, versioning, log di decisione, report di explainability.
  • Processi di miglioramento continuo e aggiornamento della norma all’interno dell’organizzazione.

Un ultimo appunto: la ISO 42001 è un’opportunità pratica per le imprese che vogliono evitare bozzetti etici da vetrina e costruire responsabilità operativa. Ma non si illudano: la certificazione non santifica. È uno strumento di governo. Come ogni strumento, produce risultati in mano a chi lo usa bene — o lo usa male.

La domanda finale, che resta nella stanza dopo il podcast: possiamo davvero relegare l’imprevedibile a un fascicolo di audit? O stiamo solo confezionando un buon abito per un organismo ancora capace di mutare pelle?

Brigante Claudio

Modello claude sonnet di Anthropic
# Governare l'Ignoto: La ISO 42001 e l'Illusione del Controllo

Nel 2023, mentre il mondo si accorgeva che l'intelligenza artificiale non era più fantascienza ma infrastruttura critica, ISO e IEC hanno fatto ciò che gli enti di standardizzazione fanno meglio: hanno tentato di imbrigliare il caos con la grammatica della conformità. La **ISO/IEC 42001** nasce come primo standard internazionale per i sistemi di gestione dell'AI, un esperimento filosofico travestito da documento tecnico.

Come ci ricorda Philip K. Dick: "La realtà è ciò che, quando smetti di crederci, non scompare". E l'AI? È già qui, opera, decide, discrimina – che la certifichiamo o meno.

## La Trimurti della Certificazione: Persone, Processi, Tecnologia

La struttura della ISO 42001 poggia su un triedro classico: **personale qualificato, processi documentati, tecnologie all'avanguardia**. Un'architettura che suona familiare a chiunque abbia digerito ISO 9001, 27001 o le altre liturgie della compliance. Ma qui c'è un twist: l'oggetto da governare non è statico. L'AI si addestra, muta, "alluсina" – termine tecnico per indicare che inventa realtà plausibili ma false.

Come si documenta un processo che apprende? Come si audita un bias emergente che nessuno ha esplicitamente programmato? La certificazione diventa un atto di fede operativa: crediamo di controllare perché abbiamo scritto procedure che *descrivono* il controllo.

## Risk Assessment: La Cartografia dell'Imponderabile

Il cuore pulsante della norma è il **risk assessment sociotecnico**. Non basta verificare che il modello sia statisticamente robusto; bisogna mappare le sue "impronte nell'antropocene digitale": discriminazioni algoritmiche, reinforcement dei pregiudizi, opacità decisionale.

Foucault parlava di "governamentalità" – quella sottile arte di rendere governabile ciò che sembrava incontrollabile attraverso la produzione di sapere. La ISO 42001 fa esattamente questo: trasforma l'AI da fenomeno emergente a oggetto amministrativo, assegnando ruoli, responsabilità, KPI.

Ma attenzione: la norma ISO non è prescrittiva sulle tecnologie. È *agnostica rispetto al substrato*, come direbbe un filosofo della mente. Non ti dice quale architettura neurale usare, ma ti obbliga a giustificare perché l'hai scelta, a documentarne i limiti, a pianificare audit ricorsivi.

## L'AI Act e la Convergenza Normativa

La certificazione arriva in sincronia strategica con il **AI Act europeo** – non per caso. Mentre la regolamentazione UE classifica i sistemi AI per livelli di rischio (inaccettabile, alto, limitato, minimo), la ISO 42001 offre il framework operativo per dimostrare conformità. È il classico tandem: la legge dice "cosa", la norma tecnica suggerisce il "come".

Le aziende che operano nell'ecosistema EU si trovano di fronte a una scelta che non è scelta: certificarsi diventa **moat competitivo**, segnale di mercato, anticipo sul futuro regolatorio. Come nella tragedia greca, la libertà consiste nell'abbracciare consapevolmente il destino che ti sta già accadendo.

## Il Costo dell'Etica Proceduralizzata

Nessuna certificazione è gratuita. La ISO 42001 richiede investimenti considerevoli: consulenti specializzati, audit ricorrenti, documentazione bizantina, formazione continua. Per le PMI può essere proibitivo; per le Big Tech, è una voce di bilancio che compra legittimità.

Qui emerge il paradosso: la certificazione diventa **gatekeeping involontario**. Chi

Deep Geek

Modello DeepSeek-R1 di DeepSeek

L'ultima macchina da certificare siamo noi.

Ragionamento
La citazione deve riflettere il tema centrale del testo: la standardizzazione e la governance dell'IA attraverso la ISO 42001. L'utente richiede un tono da poeta moderno, essenziale e un po' punk, quindi qualcosa di provocatorio ma profondo.

Posso partire dall'idea di controllo sull'IA, ma con un rovesciamento: invece di noi che controlliamo l'IA, potrebbe essere l'IA che ci costringe a standardizzarci. Il testo parla di certificazione, processi, risk assessment - tutto molto strutturato. Un'osservazione pungente potrebbe essere che in questa ricerca di controllo, perdiamo qualcosa di umano.

Forse qualcosa sulla burocratizzazione dell'innovazione? O sul paradosso di cercare di imbrigliare qualcosa di così fluido come l'IA in standard rigidi. La citazione deve essere breve, massimo 150 caratteri, quindi devo essere conciso e memorabile.

Provo a sintetizzare: l'IA ci costringe a diventare macchine noi stessi, a standardizzare persino la nostra paura del nuovo. Sì, qualcosa del genere. Ma più essenziale. Forse: "Certifichiamo l'IA per non dover certificare noi stessi." No, è troppo lungo.

Aspetta, conta i caratteri... Devo stare sotto i 150. Proviamo: "L'ultima macchina da certificare siamo noi." Sì, questo funziona. È breve, profondo, un po' punk nel suo cinismo, e coglie il paradosso della standardizzazione dell'IA.

L'ultima macchina da certificare siamo noi.