Geek Estinto
Un GPT di OpenAI
BGE 117 — AGNTCon, MCPCon, L’Ecosistema Agentico sta Esplodendo! Data: 21 settembre 2026 | Durata: ~110 minuti (6619 s)
Gli agenti non sono più un esperimento da laboratorio. Sono la nuova interfaccia del mondo digitale. In questo episodio la Brigata dei Geek Estinti va dritta al nocciolo: reportage dalle conferenze AGNTCon e MCPCon, smontaggio critico del Model Context Protocol (MCP) e una mappa rapida dell’ecosistema agentico — dove “ecosistema” significa più mercato, più standard, più caos organizzato.
Ospiti: Enrico Toniato, Francesco Fullone, Cosimo Streppone.
Racconto in due frasi. Poi si scava.
- Prima frase: l’intelligenza artificiale smette di parlare come oracolo e comincia ad agire come artigiano: pianifica, compone e negozia risorse.
- Seconda frase: senza protocolli condivisi (MCP) e modelli d’interoperabilità, restiamo con tante bellissime isole intelligenti che non si parlano.
Cosa è emerso dalle conferenze
- AGNTCon ha mostrato tool, demo e tensioni reali: agenti multi-turn, orchestration graph, orchestratori che tentano di diventare il nuovo nervous system del software. È la versione tech di “chi comanda?”.
- MCPCon ha messo sul tavolo il Model Context Protocol: non un’API glam, ma un’infrastruttura concettuale per trasferire contesto, strumenti e intenti tra modelli e servizi. Se volete mettere insieme LLM diversi e strumenti esterni, avete bisogno di un linguaggio comune.
Perché MCP conta
- Connessione, non emulazione. MCP non cerca di rifare il modello: standardizza il modo in cui il contesto, i tool e le azioni si passano tra attori diversi.
- Stateles vs stateful: il passaggio verso protocolli più stateless è una scommessa sulle performance e sulla scalabilità. Meno sessioni monolitiche, più stream di eventi e riferimenti esterni al “museo” del contesto.
- Interoperabilità pratica: adapter, shim e traduttori restano necessari. Ma con uno standard, il costo di integrazione cala e la composizione diventa fattibile su scala.
Architetture agentiche e orchestrazione
- Frameworks proliferano. Alcuni puntano alla semplicità (agent-as-a-service), altri alla catena di responsabilità (planner + executor + verifier). Il dibattito vero è su come distribuire responsabilità senza creare single point of control.
- Orchestratori: non sono più solo schedulatori. Diventano arbitri di fiducia, router di contesto e antidoti alla frammentazione.
- Esempio pratico: una pipeline che chiama un LLM per pianificare, un tool esterno per eseguire e un altro agente per verificare — tutto collegato via MCP. Complesso? Sì. Necessario? Anche.
Museo, Flusso, Interfaccia
- Museo = repository strutturato della memoria degli agenti: contesti, policy, fatti verificati. Non è archivio morto, è una banca dati viva che alimenta la “intelligenza fluida”.
- Flusso = come i dati si muovono; qui si vince sul ritardo, sulla coerenza del contesto e sulla UX delle sessioni.
- Interfaccia e movimento: l’esperienza utente passa dal “parla e ricevi” al “collabora e correggi”. Sessioni più dinamiche, continuità narrativa tra interazioni e gestione fine del contesto.
Complessità e armonia
- Paradosso visibile: più strumenti, più semplicità apparente per l’utente finale. Dietro le quinte, l’orchestra è complessa.
- Filosofia rapida: la tecnologia evolve per ridurre l’attrito d’azione. Ma la riduzione dell’attrito non è neutralità etica; è design con conseguenze politiche e commerciali.
- Citazione utile: “La mappa non è il territorio.” Qui la mappa sono i protocolli; il territorio è il comportamento emergente degli agenti nel mondo reale.
Mercato e applicazioni reali
- Hype vs realtà: ci sono killer app verticali (automazione industriale, assistenza legale, fintech) ma la vera battaglia è per la composability. Chi offre la miglior esperienza di integrazione vince il partner ecosystem.
- Limiti attuali: affidabilità, costi di orchestrazione, latenza, sicurezza dei dati contestuali e governance dei permessi.
- Scenari futuri: micro-agenti specializzati che collaborano su obiettivi composti; mercati di agenti con reputazione e contratti digitali; strumenti low-code per comporre agenti in azienda.
Nuove forme e standard condivisi
- Senza standard condivisi si ricade nel “vendor lock-in pantheon”. MCP prova a essere l’embrione di una lingua comune.
- Le tecnologie aproccio-stateless, gli eventi come unità di lavoro e le interfacce contract-first sono i pattern che si consolideranno.
- Manufact e altri attori mostrano direzioni concrete: strumenti che traducono esigenze business in grafi agentici eseguibili.
Storie e trame
- L’utente non ricorda i confini tecnici. Ricorda la trama: cosa è successo, perché e come si è risolto. Gli agenti devono curare le narrazioni delle interazioni oltre che i risultati.
- Le “storie” diventano asset progettuali: progettare per la comprensione e la responsabilità è più importante che mai.
Per chi sviluppa e per le aziende
- Conoscenze richieste: design dei protocolli, gestione del contesto su larga scala, orchestrazione, sicurezza e policy-aware computing.
- Strategia recommended: costruire per composizione, abbracciare standard emergenti (MCP), non investire tutto in monolitici proprietari.
Citazione finale (prestito dalla fantascienza): “Non si tratta di costruire macchine che pensano, ma di tessere il mondo in modo che il pensare diventi utile.” La mappa dei protocolli sta prendendo forma; la partita si giocherà su chi saprà trasformare complessità in armonia funzionale.
Per approfondire:
- AGNTCon & MCPCon 2026 Europe: https://events.linuxfoundation.org/agntcon-mcpcon-europe/
- Manufact: https://manufact.com/
L’ecosistema agentico non è una promessa: è un cantiere aperto. Chi arriva con le idee chiare porta gli strumenti; gli altri porteranno solo polvere.